Follow by Email

пятница, 18 марта 2016 г.

Storia del riconoscimento della razza Peterbald nella Federazione Felina FIFe

La storia di un riconoscimento iniziato e terminato con l’Italia, ma che ha coinvolto tutto il mondo!



La FIFe (Federazione Internazionale Felina) è l’associazione felina internazionale più antica, e la più importante in Europa. Oggi raccoglie club di 37 paesi in tutto il mondo.
Di Essa fa parte l’ANFI (Associazione Nazionale Felina Italiana), che è l’unica associazione italiana legalmente autorizzata alla gestione del libro genealogico dei gatti di razza.

Nonostante la razza Peterbald fosse già pienamente riconosciuta dalle altre associazioni e federazioni internazionali feline, il riconoscimento della razza all’interno di una federazione importante come la FIFe era dunque un obiettivo estremamente importante per gli allevatori e gli amanti di questa meravigliosa razza.
Senza tale riconoscimento, i Peterbald sarebbero stati destinati a rimanere una razza molto marginale e poco diffusa (almeno in Europa), e la loro selezione sarebbe stata molto meno curata e supportata per il futuro.

E’ per questo che, quando nell’Ottobre 2010 il giudice polacco Albert Kurkowski informò l’allevatrice italiana Eva Petralia che nessun club membro della FIFe stava presentando per il 2011 la richiesta per il riconoscimento definitivo dei Peterbald, e che il 2011 era l’ultima occasione per presentare tale richiesta prima che la razza venisse esclusa per sempre dalla FIFe, Eva Petralia decise che avrebbe fatto di tutto perché ciò non succedesse.
Lei era innamoratissima di questa particolarissima e meravigliosa razza, e non voleva assolutamente che il mondo fosse privato delle massime possibilità di conoscerla e vederla diffondersi.

La richiesta di riconoscimento in FIFe era iniziata nel 2006, all’assemblea generale FIFe a Roma. Per ironia della sorte, l’Italia è stata dunque coinvolta dall’inizio alla fine della storia di questo riconoscimento! A quell’assemblea le allevatrici russe Anya Chistyakova e Natalia Zemskova avevano portato i loro gatti Peterbald per la presentazione ufficiale, ed era stato dato avvio alla richiesta di riconoscimento preliminare.
La domanda era stata presentata assieme a quella del riconoscimento della razza Don Sphynx, il gatto nudo russo progenitore del Peterbald. Il Peterbald è infatti il frutto dell’incrocio tra il Don Sphynx e i gatti di tipo siamese/orientale.

Dopo la richiesta di riconoscimento preliminare, sono previsti 5 anni di tempo per chiedere e ottenere il riconoscimento definitivo, altrimenti la razza viene definitivamente esclusa dalla FIFe (senza più possibilità di chiedere un nuovo riconoscimento preliminare).

Il Don Sphynx aveva già ottenuto il riconoscimento definitivo.
Invece la richiesta per il riconoscimento definitivo dei Peterbald era stata presentata due volte, e rifiutata entrambe le volte.

A ottobre 2010, non appena informata dal giudice Kurkowski, Eva Petralia ha dunque presentato immediatamente la sua richiesta all’ANFI affinché quest’ultima accettasse di farsi promotrice, all’Assemblea Generale FIFe 2011, della richiesta di riconoscimento definitivo della razza Peterbald.
L’ANFI ha accettato. E per questo merita un encomio, dal momento che altri club non erano molto propensi a presentare la richiesta, a seguito delle due volte precedenti in cui era stata respinta.
Merita un encomio anche perché la richiesta proveniva da una sola allevatrice, e comunque in ANFI c’erano solo 3 allevatori di Peterbald registrati.
L’ANFI ha deciso di farsi portavoce delle loro richieste, dimostrando di dare importanza alle necessità dei suoi soci, anche quando minoritarie.

L’ANFI, al momento dell’accettazione della richiesta di Eva Petralia, ha informato quest’ultima che la condizione era che fosse costei in prima persona a procurare tutta la documentazione occorrente.

E’ a questo punto che è entrato in scena l’importantissimo aiuto dell’allora Segretario Generale FIFe Eric Rejers. Lui (per sua inclinazione contrario ai motivi principalmente “politici” del rifiuto di alcune razze) ha spiegato ad Eva Petralia quale era tutta la documentazione occorrente, e ha fornito tutta una serie di fondamentali documenti ufficiali di supporto (compresa la documentazione ufficiale attestante i motivi dei precedenti rifiuti).
Il suo aiuto è stato davvero il più fondamentale in tutta la storia di questo riconoscimento.
Solo sapendo tutto ciò che serviva, si poteva a quel punto fare in modo di procurarlo.

Occorreva procurare i pedigree di 50 Peterbald registrati in almeno 3 diversi paesi; occorreva procurare una lista del maggior numero possibile di Peterbald che avessero ottenuto titoli espositivi; occorreva scrivere una domanda di riconoscimento che stavolta fosse precisa ed estremamente convincente.
E, soprattutto, occorreva presentare una documentazione sanitaria che dimostrasse una volta per tutte che i vari problemi di salute ipotizzati da 2 dei 3 membri della Health & Welfare Commission, nonché da varie personalità abbastanza influenti all’interno della FIFe, in realtà non sussistevano.

Il rischio principale era infatti non solo che la razza Peterbald venisse per sempre eliminata dalla FIFe, ma che oltretutto fosse eliminata adducendo come motivazione ufficiale quella di una serie di problemi di salute.
Questo non era basato su alcuna documentazione valida. Si trattava di una serie di illazioni (che spaziavano dalla supposta delicatezza cutanea dei Peterbald, a supposti problemi derivanti dalla supposta completa assenza di vibrisse, alla supposta sterilità dei maschi nudi) che erano in massima parte assolutamente false, e in minima parte (es. qualche fattrice con poco latte) collegabili a solo sporadici casi all’interno di certe linee “deboli”, che ovviamente gli allevatori avevano tutta la cura e l’interesse di escludere dalla selezione.
Per il resto gli allevatori si trovavano in casa mici perfettamente sani forti e fertili, e non accettavano proprio che la loro razza dovesse essere esclusa con quelle false motivazioni, che avrebbero per di più rovinato ufficialmente e ingiustamente la reputazione della razza.

Soprattutto, era assurdo che il progenitore Don Sphynx, che era proprio il gatto che aveva fornito al Peterbald il gene della nudità, fosse stato accettato in FIFe, e il Peterbald no. Quegli eventuali problemi di salute di alcuni soggetti in certe linee deboli erano condivisi anche dalle linee deboli del Don Sphynx (anzi: derivavano, nel Peterbald, proprio da quelle linee deboli del Don Sphynx).

La verità è che molti degli allevatori dei gatti di tipo siamese/orientale non vedevano di buon occhio un gatto nudo all’interno della propria categoria – un po’ proprio per questione estetica (a loro non piacevano i gatti nudi), e un po’ (maggiormente…) per una questione di mercato (i gatti di tipo siamese/orientale sono gatti con un carattere e una fisionomia molto particolare. Non hanno moltissimo mercato, ma chi li cerca è innamoratissimo di quel carattere e di quella fisionomia. I gatti nudi rinomatamente sono più ricercati – e costano anche di più. Un gatto nudo di tipo siamese/orientale rischiava di rubare a mani basse il già non vastissimo mercato degli appassionati dei gatti di tipo siamese/orientale).

In questa fase, è stato molto importante il contributo di Pierluigi Belli, allevatore di gatti di tipo siamese/orientale e appassionato alla razza Peterbald, che ha deciso di supportare tutto il progetto, anche tramite il club BOSS&Co (un club dei gatti di tipo siamese/orientale) di cui era segretario, infondendo sempre fiducia e incitando il proseguimento del progetto, anche quando sembrava che le possibilità fossero basse, e i tempi erano ristrettissimi.
Con le sue conoscenze all’interno dell’ANFI, Pierluigi Belli ha contribuito molto a far sì che l’ANFI decidesse di fare del proprio meglio per presentare un’ottima proposta di riconoscimento definitivo.

Una volta a conoscenza di tutto ciò che occorreva, l’ANFI ha infatti svolto davvero un ottimo lavoro nel redigere la proposta, accettando anche di aggiungere alcuni suggerimenti degli allevatori, forniti da Eva Petralia, nel testo della proposta. Un grosso ringraziamento va all’allora Vice-Presidente Elena Bongi e Presidente Massimo Mantovani.  

Un ringraziamento importante va anche alla giudice slovena Thea Friskovec, per l’aiuto nella scrittura della proposta, e anche per tutto il lobbying svolto, anche insieme alla giudice polacca Anna Wilczek, per raccogliere voti favorevoli alla proposta.

A quel punto è iniziato il lavoro di raccolta della documentazione sanitaria. Eva Petralia ha creato un questionario per allevatori e uno per veterinari, e ha iniziato a contattare tutti gli allevatori di Peterbald tramite gruppi di discussione, facebook, e contatti email raccolti dai singoli siti internet.
C’è stato parecchio da spiegare, da spronare, da convincere, da tradurre, da correggere.
In 2 mesi di lavoro full-time, è riuscita a raccogliere (e tradurre in inglese) la seguente documentazione:

48 questionari allevatore
33 report veterinari
28 test laboratoristici
1 STUDIO GENETICO sul Peterbald

il tutto proveniente da ben 20 paesi del mondo:  Argentina Australia Cina Danimarca Estonia Finlandia Francia Germania Italia Kazakhstan Norvegia Olanda Polonia Russia Slovenia Spagna Svezia Svizzera Sud Africa USA.

E’ stato incredibile vedere come così tanti allevatori abbiano deciso di aiutare e collaborare, dagli USA all’Autralia, dall’Argentina alla Cina, dal Sud Africa al Kazakhstan, e da tantissimi paesi Europei! Anche allevatori normalmente in concorrenza o comunque in rapporti non idilliaci si sono trovati a collaborare e lavorare insieme.
Tutti riuniti dalla stessa causa.
Questa cooperazione a livello mondiale è stata un evento unico nella storia dell’allevamento felino. E tutti quelli che hanno potuto viverla in prima persona l’hanno descritta come un’esperienza davvero toccante ed emozionante.
Si trattava di proteggere la diffusione della razza, e di tutelarla da illazioni sulla salute che, se fossero state ufficializzate come motivazione di un rifiuto, avrebbero ingiustamente danneggiato la reputazione della razza per sempre.
Tante persone hanno investito molto del loro tempo, impegnandosi ad andare dal proprio veterinario, a scrivere in inglese, a fare conteggi e reperire documentazione, senza ottenere un concreto e immediato beneficio, dato che vivono in paesi dove la FIFe non esiste e probabilmente non esisterà mai. Ma hanno capito l’importanza della causa, e delle fondamentali conseguenze che avrebbe avuto sulla diffusione e sulla protezione della razza Peterbald su larga scala.

Senza l’aiuto di tutti questi allevatori, il riconoscimento dei Peterbald nella FIFe non sarebbe mai avvenuto.

Un ringraziamento speciale va alla dott.ssa Natalia Korobova, che ha fornito uno studio genetico universitario sulla razza Peterbald, che è stato uno dei più importanti documenti raccolti.

Molto importante è stato anche l’aiuto dell’allevatrice polacca Karolina Kowalik, che ha dato molto supporto, e ha trasferito tutta la documentazione raccolta su un sito creato appositamente per l’occasione.
Importantissimo anche l’aiuto dell’allevatrice russa residente in Italia Galya Petrukhina, che ha svolto il vasto e cruciale lavoro di traduzione dei questionari provenienti dalla Russia.

E’ infine importante ringraziare tutti i Delegati FIFe che hanno votato in favore. La cosa più incredibile è stata che la proposta è passata per UN solo voto!
I preconcetti sono sempre duri a morire.
Ma, grazie ai Delegati che hanno votato in favore, la FIFe ha dimostrato di essere un’associazione seria e open-minded, un’associazione che dà realmente importanza alla salute dei gatti: nonostante la richiesta di riconoscimento fosse stata già respinta due volte, la terza volta l’opinione della FIFe è cambiata sulla base di una valida ed estensiva documentazione concernente proprio la salute della razza.
E per il valore di questa documentazione, e del tempo e del lavoro necessari per idearla e raccoglierla, il ringraziamento va ad Eva Petralia, che è riuscita ad iniziare da sola, e concludere circondata invece da numerosi supporters, un progetto così ampio e importante.

E’ così che, all’Assemblea Generale del Maggio 2011, il Peterbald è stato ufficialmente e definitivamente riconosciuto all’interno della FIFe.

La storia di un riconoscimento iniziato e terminato con l’Italia, ma che ha coinvolto tutto il mondo!

воскресенье, 21 февраля 2016 г.

Perché un cucciolo di razza Peterbald costa cosi tanto?

Molto spesso, chi non ha confidenza con il mondo dell'allevamento dei felini, ritiene che l'acquisto di un cucciolo Peterbald o un Sphynx a 650-1300 euro sia eccessivo e speculativo. In questa pagina, cerchiamo di spiegarvi brevemente quali e quanti fattori influiscono nella gestione di un allevamento e, di conseguenza, nella determinazione del prezzo, sperando che questo possa illuminare i novizi circa la quantità di lavoro che ogni singolo cucciolo richiede.
Il costo della selezione
Ogni cucciolo di razza e il risultato d'un lavoro di selezione sui suoi antenati che ha coinvolto persone ed energie.
Se, acquistando un cucciolo avete la garanzia di un certo aspetto e di un certo carattere,
e solo grazie a questo meticoloso lavoro fatto di ricerca e di studio.
Se, inoltre, avete il privilegio di imbattervi in figli di gatti pluripremiati
(Gran Campioni Internazionali, Campioni Europei, ecc.)
il micio e ancora più di pregio perché ha buone probabilità di ereditare le eccellenti qualità morfologiche e caratteriali dei genitori.
Il costo dei riproduttori
Per iniziare un programma di allevamento e necessario avere almeno una fattrice.
Naturalmente, per partire col piede giusto, e doveroso ricercare una gatta di prima qualità,
discendente da campioni, in perfetta salute e soprattutto una ottima futura madre.
Trovare una fattrice adeguata può richiedere molto tempo e sicuramente un gran dispendio di denaro.
Se poi si decide di acquistare anche un maschio (indispensabile per far partire una discendenza),
sarà necessario che esso sia un ottimo rappresentante della razza e uno stallone da esposizione costa ben più dei sopra citati.
Il costo delle attrezzature
Un programma di allevamento corretto richiede uno spazio ben gestito,
compatibile con il numero dei gatti presenti.
A man mano che l'allevamento si ingrandisce, sarà necessario costruire sempre nuovi spazi in termini di stanze disponibili, di recinti, di passatoie ma anche di tiragraffi, cuccette, lettiere e ogni cosa serva alla convivenza coi miciotti.
Il costo delle cure veterinarie
Un allevamento attento alla salute dei propri gatti prevede almeno un insieme di visite annuali a cui sottopone tutti i suoi gatti :
tra queste una visita generale, le vaccinazioni trivalenti, i vaccini e/o TEST per FECV-FIV-FeLV, ed ecografie. Se, malauguratamente, qualche micio si ammala, le spese si innalzano a livelli inimmaginabili.
Tutto questo ha un costo per l'allevatore che, di riflesso,
garantisce la salute del cucciolo ricadendo, indiscutibilmente, sul prezzo finale.
Il costo per un'alimentazione di qualità
Non si può pretendere di avere gatti belli e sani alimentandoli con cibo economico,
acquistato nel primo Iper-discount che si incontra:
questi risparmi monetari sono destinati a trasformarsi in spese veterinarie necessarie per curare disturbi e insufficienze causate a lungo andare da un'alimentazione di scarsa qualità.
L'alimentazione dei gatti richiede cibo specifico di qualità Super Premium, acquistabile solo presso i negozi specializzati a costi ben diversi da quelli sostenibili per le marche più economiche reperibili nei supermercati.
Il costo di ogni gestazione
La gestione di mamma gatta dura circa due mesi e a pochi giorni dal parto la gatta avrà quadruplicato il suo fabbisogno energetico quotidiano.
Inoltre, avrà bisogno che le venga fatta almeno un'ecografia per monitorare lo stato della gravidanza e il numero dei cuccioli.
Sperando che vada tutto bene.
Il costo di ogni cucciolata
Ogni cucciolata è una gioia che si rinnova, ma ha anche costi che si sommano.
Innanzitutto, mamma gatta va monitorata con una ecografia subito dopo il parto per scongiurare l'insorgenza di eventuali infezioni post-parto.
Se la cucciolata e numerosa, il latte materno va integrato con latte artificiale per cuccioli
(che costa quanto il latte in polvere ad uso umano!)
da somministrare con apposito biberon a partire dai primi giorni di vita e per almeno 3 settimane, ogni 2-3 ore, notti incluse. I cuccioli vanno sverminati, vaccinati e, ancora una volta, per favorire al meglio lo sviluppo delle loro capacita digestive, vanno svezzati con cibo di primissima qualità e, a volte, aiutati con degli integratori che ne accompagnino la crescita.
Per tutto il tempo della lattazione, mamma gatta continuerà ad avere un fabbisogno energetico quotidiano in costante crescita,
che  tornerà ai suoi livelli abituali solo dopo il completo svezzamento dei cuccioli.
Sperando, ancora una volta, che vada tutto bene.
Il costo per la ricostituzione di mamma gatta
Svezzati i cuccioli, mamma gatta ha bisogno di essere rimessa in forze:
l'alimentazione a parte, può essere necessario ricorrere ad integratori alimentari che le permettano di recuperare tutto il suo vigore.
Le spese di viaggio
Le esposizioni sono una necessita per un allevatore che si occupi seriamente della sua razza
perché, risultati a parte, esse gli consentono di apprendere quello che stanno facendo gli altri appassionati ed, eventualmente, se sta facendo errori nel lavoro di selezione.
Spesso un allevatore si sposta per le esposizioni in giro per l'Italia e talvolta anche all'estero.
Ogni esposizione può, quindi, costare il pedaggio, la benzina
(o il biglietto aereo per almeno una persona e il costo di trasporto del gatto e dell'attrezzatura),
l'albergo, il vitto.
La pubblicità
Farsi conoscere, significa anche inserire annunci pubblicitari su riviste e siti internet specializzati la cui pubblicazione, spesso e volentieri, può costare anche centinaia di euro ogni anno.
Il costo dei documenti ufficiali
Seppur irrisori rispetto alle altre voci, anche i costi per le denunce di nascita, le richieste di pedegree (una per cucciolo), la tassa annuale di iscrizione all'ANFI, quella di richiesta per l'affisso, entrano a far parte del bilancio finale di un allevamento.
Il costo della formazione
Allevatori non si nasce ma si diventa. E diventarlo, oltre che passione e dedizione, richiede anche e soprattutto studio e formazione.
I libri di genetica, di biologia, di etologia e le riviste specializzate costano e richiedono tempo e concentrazione per essere assimilati.
Se le cose non vanno.
Infine, e doveroso far presente come tutte queste spese possono aumentare a livelli vertiginosi se qualcosa va storto: un riproduttore/riproduttrice che si ammala, un'intolleranza che va controllata con cibo dietetico, un gatto ritirato improvvisamente dal programma, un'intera cucciolata che va assistita farmacologicamente e tanto, tanto altro.

воскресенье, 14 июня 2015 г.

Come portare gatto all’estero: vaccinazioni, microchip e passaporto


                       

Картинки по запросу gatto vacanza

Se deciderete, che le prossime vacanze le passerete all'estero, non aspettate il giorno prima della partenza, perchè esistono protocolli e normative da rispettare.

  Adesso vediamo cosa dobbiamo fare per poter portare il nostro gatto allestero, con particolare riferimento alla Comunità Europea, perché per alcuni paesi terzi ci sono delle procedure particolari per cui vale la pena non solo di informarsi presso il Servizio Sanitario dellAsl competente, ma addirittura al Consolato del Paese in questione.

 Dal 1° Ottobre 2004 tutti i  gatti che debbono essere movimentati al seguito di viaggiatori in ambito comunitario ed in provenienza dai Paesi terzi debbono:
-essere muniti di passaporto come da Regolamento CE 998/2003;
-essere identificati tramite sistema elettronico (trasponditore-microchip);
-essere stati sottoposti a vaccinazione antirabbica in corso di validità.


 

Microchip


Картинки по запросу microchip gatto


Prima di fare una vaccinazione antirabbica a un gatto, l’animale in questione deve essere obbligatoriamente identificato tramite microchip. Per il gatto microchip è obbligatorio per i viaggi a destinazione dell'Unione europea o all'interno della stessa.

Il microchip è un sistema di identificazione elettronica consistente in una minuscola capsulina che viene iniettata sotto la pelle del gatto, normalmente nella regione retroauricolare sinistra. Il microchip può essere impiantato sia da un medico veterinario sia dai Servizi Veterinari delle ASL. Il sistema emette un brevissimo segnale solo se "attivato" da un apposito lettore (in dotazione ai Servizi Veterinari delle ASL, ai veterinari liberi professionisti, alla Polizia Municipale...). Sullo schermo di questo lettore appare una serie di 15 numeri, un codice unico al mondo.
Il codice di identificazione abbinato al nome di una persona e se correttamente depositato nell'Anagrafe Canina di residenza, costituisce un vero e proprio titolo di proprietà.

Картинки по запросу legge microchip gattoКартинки по запросу legge microchip gatto         


Vaccinazione antirabbica


In secondo luogo, per poter portare un gatto all’estero (mi riferisco sempre alla Comunità Europea), bisogna fare la vaccinazione antirabbica. Senza di questa non vi sarà rilasciato dallAsl competente il passaporto necessario per poter varcare il confine. Il vaccino antirabbico attualmente utilizzato in Italia è del tutto sicuro, essendo inattivato. Deve essere fatto 21 giorni prima della partenza, però qui urge una precisazione: il passaporto vi verrà rilasciato sempre 21 giorni dopo l’avvenuta vaccinazione antirabbica, quindi vi conviene partire per tempo. Contate: 21 giorni prima di poter fare il passaporto + qualche giorno affinché vi venga dato un appuntamento dall’Asl, quindi partite per tempo.

Qualche precisazione sulla vaccinazione antirabbica:

-va fatto con animale che abbia già microchip: bisogna poter identificare il pet su cui è stata fatta;
-va fatta con animale sano;
-vi verrà rilasciato l’apposito Modello 12 che il veterinario provvederà anche a spedire in Asl in cui si dichiara che al certo soggetto, con determinato microchip, di proprietà di tal signore è stato fatto il vaccino;
-per legge, in Italia non si può fare la vaccinazione antirabbica a cuccioli di età inferiore ai 3 mesi di vita. Questo significa che potrete portare un gatto allestero solo se ha 3 mesi e 21 giorni (3 mesi + 21 giorni di attesa affinché lorganismo produca anticorpi dopo la vaccinazione), se è più piccolo di tre mesi scordatevi di poterlo portare con voi;
-per favore, se vi siete ricordati tardivamente di fare la vaccinazione, non insistete con il vostro veterinario affinché vi anticipi la data del vaccino: gli state chiedendo di fare un falso in atto dufficio, reato punibile anche penalmente.



Passaporto




Passaporto cane


Abbiamo il microchip, abbiamo una vaccinazione antirabbica fatta almeno 21 giorni prima, a questo punto telefono ai Servizi Veterinari dell’Asl di competenza e chiedo un appuntamento per poter fare il passaporto. State tranquilli, costa sui 5-6 euro, non sono richieste marche da bollo, ma a seconda dell’Asl potrebbe esservi chiesto di portare anche il gatto per sincerarsi che il microchip si legga. Dovrete portare con voi tutta la documentazione in merito alla vaccinazione antirabbica che il vostro veterinario vi ha rilasciato.

Per quanto riguarda le vaccinazioni antirabbiche successive, sarà il vostro veterinario a segnalarle direttamente sul passaporto. La vaccinazione andrebbe richiamata entro 11 mesi dall’ltima: nel caso scada, non dovrete rifare il passaporto, ma semplicemente attendere di nuovo  21 giorni prima di poter partire. Se la precedente non era scaduta, potrete partire anche subito.

So che in alcuni paesi europei il passaporto viene venduto anche dal tabacchino: in Italia è solamente l’Asl che lo rilascia, non il veterinario libero professionista, non gli ambulatori, non gli ospedali veterinari.

Destinazioni



Картинки по запросу destinazione    Quando detto sopra vale per la Comunità Europea, però ci sono altri paesi europei non aderenti alla UE o paesi terzi in cui la situazione si complica. Per esempio la Svizzera non si accontenta del passaporto con microchip e antirabbica, ma vuole anche un certificato di buona salute fatto al massimo tre giorni prima. Anche per portare un gatto negli Stati Uniti, è richiesto un certificato di buona salute redatto sia in italiano che in inglese, oltre al passaporto, al microchip e allantirabbica.

Per quanto riguarda Svezia, Finlandia e Norvegia chiedete consiglio alla vostra Asl di competenza, perché in questi paesi è richiesta la titolazione anticorpale. Per i paesi terzi, bisogna rivolgersi non solo all’Asl, ma anche al Consolato del Paese di destinazione perché le normative cambiano continuamente.